Lulù, storia di una piccola cagnolina dall’anima vagabonda

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Nello scorso post ho riportato una poesia dal titolo “E’ diventato cieco il nostro cane” dedicandola alla mia cagnolina Lulù, ovviamente non posso fare a meno di raccontarvi la sua storia. Buona lettura!

Lulù, storia di una piccola cagnolina dall’anima vagabonda

Lulù è stato il mio primo cane, nonché il primo amico a quattro zampe di mia figlia Nadine.
In verità c’è stato un altro cane importante nella mia infanzia, il primo animale con cui mi sono rapportata,Dic, ma poiché viveva con i miei nonni in montagna ed io lo vedevo solo un paio di giorni a settimana, non posso considerarlo a tutti gli effetti il mio primo cagnolino.
Lulù era un randagina simil volpina, tutta nera. Aveva presumibilmente due anni quando, nel 2000, fu trovata che vagava per le strade della città da una signora che la raccolse e la portò a casa sua con l’intenzione di tenerla con se e i suoi due cani. Purtroppo i due cani non accettarono l’arrivo di Lulù in famiglia mostrando un comportamento molto aggressivo nei suoi confronti.
Il caso volle che il mio ex marito stesse svolgendo dei lavori in casa della signora e, vedendo la situazione, si offrì di adottarla. Fu così che Lulù entrò inaspettatamente a casa nostra e nelle nostre vite.

Lulu’ rivelo’  fin da subito un carattere estremamente dolce e coccolone con tutti noi, ma dopo un paio di giorni iniziò a mostrarsi sofferente. Quando la portavamo fuori al guinzaglio lo mordeva come a volerlo strappare e,quando al parchetto la liberavo, prendeva a correre per tutto il perimetro, come impazzita per la gioia. Rimetterle il guinzaglio era un vero tormento e quando finalmente ci riuscivo tornava a morderlo con estremo nervosismo.

Prese a mangiare poco e a passare tutto il tempo nella sua cuccia con aria depressa. Ci mettemmo poco a capire che lei da vera randagia amava la libertà più di ogni altra cosa e non le bastavano le uscite che riuscivamo, tra i vari impegni di lavoro, a farle fare.

A quei tempi la zona in cui vivevo era piuttosto tranquilla così un giorno decisi di provare a farla uscire senza guinzaglio. Si diresse subito al parchetto e giocammo a lungo insieme, ma nel momento in cui capì che stavamo per tornare a casa prese ad allontanarsi ogni volta  che cercavo di avvicinarla.

Ad un certo punto si avvicinò al cancello e, nel momento in cui un bambino lo aprì per entrare, si precipitò fuori dal parco. Mi misi a rincorrerla ma in pochi istanti mi seminò. Passai metà pomeriggio a cercarla senza alcun risultato. Tornai a casa piangente convinta che probabilmente a Lulù non piaceva stare con noi. Mi apprestai a stampare dei volantini per riuscire a ritrovarla e decisi che, per il suo bene, avrei poi  provato a cercare un famiglia che potesse rispondere alle sue necessità. Magari una casa con un bel giardino, in cui poter scorrazzare liberamente, sarebbe stata per lei più adatta della nostra che aveva solo un piccolo cortiletto.

Dopo nemmeno un’ora dal mio rientro sentii un leggero abbaio provenire dal cortile, mi affacciai e Lulù era davanti al cancello ad aspettare che qualcuno le aprisse per poter rientrare.

Il giorno dopo volli riprovare a portarla fuori senza guinzaglio. Lulù si soffermò un po’ con me al parchetto, ma nel momento in cui mi vide tornare verso casa si diresse con decisione nella direzione opposta. La seguii per un po’, senza correrle dietro per non farla fuggire, e con mia grande sorpresa notai che sapeva esattamente come muoversi nei punti più “difficili”.

Se doveva attraversare una strada si fermava sul marciapiedi, guardava ripetutamente a sinistra e destra e solo quando non vedeva più auto si decideva a passare. Sapeva assolutamente come evitare i pericoli della strada! Inutile dire che dopo un po’ mi seminò e non potei far altro che tornare a casa ad aspettarla. Come il giorno prima dopo un’oretta rientrò soddisfatta.

Dopo alcune di queste uscite in cui puntualmente mi seminava ma da cui rientrava sempre, sommergendomi poi di feste, compresi che a Lulù piaceva avere una casa in cui tornare, dove trovare una ciotola sempre piena di buon cibo e in cui rimanere al calduccio nei giorni freddi e piovosi, ma il suo spirito era cosi marcatamente randagio da non riuscire a sopportare alcun limite alla sua libertà.

Nonostante Lulù sembrasse molto pratica della vita per strada e sebbene la zona fosse tranquilla, non mi sentivo affatto  serena a saperla in giro da sola.  Trovai un’amica, la cui casa disponeva di un grande giardino, disposta a prenderla con se così per la sua sicurezza, con gran dispiacere, decisi di provare a portarla da lei.

Dopo un paio di giorni, in cui non mancai di andare a trovarla, fu chiaro che anche il grande giardino non le bastava poiché tentava in ogni modo di fuggire. Probabilmente lei non amava stare in spazi circoscritti. Decidemmo di aspettare per vedere se si abituasse, ma il terzo giorno, chissà come, riuscì a fuggire mentre la mia amica era al lavoro. Prima ancora che lei se ne accorgesse, Lulù era già davanti al mio cancello ad abbaiare per entrare. Ci aveva scelto e noi dovevamo accettare il suo amore per la libertà anche se ciò ci provocava ansia.

Capitava che alle volte  dovessimo uscire  e Lulù non fosse ancora tornata così prendemmo l’ abitudine di lasciarle il cancelletto semiaperto in modo che  potesse rientrare anche se non eravamo in casa. Ovviamente prese ad andare e venire a suo piacimento!

Di solito stava via al massimo un’ora, ma talvolta capitava che uscisse il mattino e tornasse alla sera. Ovviamente le prime volte mi preoccupai terribilmente ed uscii a cercarla senza riuscire a trovarla. Dopo un po’ di tempo scoprii che quando stava fuori tutto il giorno era perché si intratteneva con i clienti di un bar del centro storico di cui in breve divenne la mascotte, tanto che  addirittura le permettevano di entrare in cucina.

Lulù aveva ovviamente una targhetta con il nostro recapito telefonico e così una sera i ragazzi che frequentavano il bar, preoccupati nel vedere che all’ ora di chiusura la loro mascotte non accennava a  tornare a casa, ci chiamarono per avvertirci. Ovviamente mi precipitai a recuperarla.

Quando arrivai alcuni dei ragazzi, amici di mio fratello, mi riconobbero così, sapendo dove vivevo, da quella sera, quando capitava che Lulù fosse ancora lì alla chiusura del bar, la riaccompagnavano direttamente a casa, a volte in auto altre addirittura in motorino!

Furono quegli stessi ragazzi  ad informarmi che alle volte alla loro compagnia preferiva quella  dei due cagnolini di una signora che abitava lì di fronte e che per questo motivo si accomodava a casa sua.

Quando la sera Lulù non tornava sapevamo quindi che non era la bar ma dalla signora, così andavano a recuperarla  in auto.  Ci fermavano  sotto la finestra, chiamavano “Lulù” e lei arrivava trotterellando e si sistemava in macchina.

Era amata e ben voluta da tutto il quartiere tantè che ancora adesso molti quando mi incontrano mi chiedono di lei.

Lulù aprì  la porta della mia casa a tutti gli animali che sono venuti dopo di lei. Provenivo da una  famiglia che non accettava la presenza di animali in casa e lei mi mostrò quando invece faccia bene all’anima godere della loro compagnia. Poco tempo dopo l’arrivo di Lulù accogliemmo anche un bel gattone, Figaro, lei lo accettò senza problemi e divennero subito grandi amici.Quando Figaro purtroppo venne a mancare, Lulù soffrì molto la sua mancanza e fu poi felice quando arrivò un altra gatta, Perla.

Lulù
Lulù e Figaro

Lulù è stata anche la prima compagna di giochi di mia figlia e penso che sia  in parte anche grazie a lei se Nadine ha sviluppato una profonda sensibilità ed un grande amore nei confronti di tutti gli animali.

Lulù, Figaro e Nadine
Lulù, Figaro e Nadine

Nel 2006 Lulù, a causa di una cataratta, divenne cieca da un occhio ma anche quella condizione non placò la sua smania di libertà. Fu costretta però a rassegnarsi quando l’anno dopo divenne cieca pure dall’altro. A parte la perdita della sua quasi totale libertà, la cecità non rappresentò per Lulù un  grosso problema, poiché in casa e nel cortile si muoveva come se ancora ci vedesse, riuscendo persino a salire e scendere le scale.

Nel Marzo del 2009 Lulù, accettò di buon grado, l’arrivo di un altro cane, Stella, ma alla fine di quello stesso hanno ci lascio’ a causa di un tumore che nonostante i vari tentativi non fu possibile sconfiggere.

Quando fu chiaro che ormai la sua vita era solo sofferenza e si arrivò a doverle aspirare il liquido dai polmoni ogni due giorni, decisi che era giunto il momento di ridonarle la tanto amata libertà. Fui vicino a lei fino alla fine, accarezzandola e sussurrandole parole d’amore, mentre copiose lacrime mi rigavano il viso.

Quel giorno nevicò dopo più di venti anni dall’ultima volta. Ricordai che proprio nel giorno della nevicata di vent’anni prima, persi un giovane amico….

“La neve a volte scende dal cielo per rendere soffice, alle anime più pure, la strada verso il paradiso!”, mi ritrovai a pensare.

Testo e foto di ©Sabrina Musetti ( protetto con Copyscape)


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